Quel giorno c’era talmente freddo che anche le nuvole erano scappate via dalla paura. C’era talmente freddo che gli alberi non sembravano avere alcuna intenzione di lasciar cadere le foglie: parevano riavvolgerle ai rami, come una vecchia signora che si stringe la sciarpa intorno al collo quando una folata di vento la sorprende per strada. E c’era talmente freddo che le strade parevano pagine di un libro dimenticato all’aperto durante la notte: ogni passo era una sillaba sul punto di spezzarsi.
Le persone si muovevano veloci, non per fretta, ma per paura di diventare statue, e ogni respiro sembrava un pensiero che il gelo impediva di pronunciare, mentre il silenzio circostante non si limitava a riempire gli spazi, li sigillava.
Quel giorno camminavo con la sensazione che bastasse un gesto qualsiasi per mandare in frantumi la città. Mi ero alzato molto presto, come facevo ogni domenica, ed ero uscito di casa per raggiungere i mercatini di Natale aperti da qualche giorno sulla Marx-Engels-Platz.
Fu allora che vidi qualcosa che non avrebbe dovuto esserci. In mezzo alla piazza — tirata a lucido dal gelo — una foglia si era staccata da un acero, ma se ne stava sospesa a mezz’aria, ferma, come un pensiero dimenticato. Non oscillava, non avanzava, non retrocedeva, sembrava trattenuta dalla propria ostinazione: dall’albero che l’avrebbe voluta ancora con sé, dal vento che avrebbe voluto portarla via, o dalla foglia stessa che non voleva cedere né all’uno né all’altro. O forse era tutta colpa di un filo di ragnatela invisibile – pensai – a illudere come fa sempre la vita.
Mi avvicinai. E più mi sembrava che quella foglia tenesse insieme qualcosa: un punto della piazza, un lembo di cielo, forse l’intera giornata. Come se impedisse alla città di sbandare definitivamente.
Quando le passai accanto, ruotò appena, quel tanto che basta a suggerire un saluto. Glielo restituii in silenzio, perché certe presenze non amano essere distratte dalle parole.
Proseguii con la sensazione — non spiacevole, anzi rassicurante — che ogni città abbia bisogno di un piccolo miracolo per non lasciarsi portare via dal vento. Ma c’era talmente freddo che quella sensazione svanì immediatamente così com’era arrivata, e persino l’odore di Pfefferkuchen e di mandorle candite non si sentiva più. Talmente freddo che, per un istante, mi sembrò il momento giusto per scomparire anch’io appeso a quel filo di ragnatela invisibile.




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