Uno dei momenti più felici della mia vita — e lo dico sapendo che non posso ricordarlo davvero, che forse me lo sono costruito dopo, con i pezzi che avanzavano — era il mercato con mia madre. Il passeggino. Il sole del sud che non è lo stesso sole di tutti i posti, è un sole che preme, che vuole qualcosa da te.
Mi sentivo una regina dentro quel trono a quattroruote. Non lo sapevo ancora dire così, ma era quello: la sensazione di stare al centro di qualcosa che ti appartiene. I colori della frutta, gli odori — il pesce, le banane mature, il pane caldo dentro i sacchetti di carta — tutto mi arrivava addosso come se il mondo stesse cercando di riempirmi.
Mia madre prendeva quello che voleva. Così credevo. Non avevo ancora capito niente dei soldi, di quella roba sottile e grigia che cambiava di mano ogni volta che qualcuno le passava un sacchetto. Pensavo: basta volerlo. Pensavo: lei può tutto.
Vivevamo in un villaggio nel sud della Francia. Piccolo. Il tipo di posto dove la gente sa come ti chiami prima che tu sappia chi è lei.
Mio padre tornava la sera con la stanchezza addosso come un vestito. Mia madre aveva i suoi riti — il martedì, il sabato, il mercato, sempre. Qualunque tempo facesse. Io nel passeggino, lei che spingeva, e questa cosa tra noi due che non aveva ancora bisogno di parole per esistere.




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