A Borgo Sgangherato, paesino di trecentododici abitanti e novecento galline, nessuno si aspettava che il frigorifero di casa Pellegatti decidesse di entrare in politica. Eppure, un martedì mattina di ottobre, alle sette e quattordici precise, la signora Ornella aprì lo sportello per prendere il latte e trovò, appoggiato sul ripiano delle uova, un volantino scritto con il pennarello verde: «VOTA FRIGO. FRESCHEZZA PER TUTTI. NESSUN AVANZO VERRÀ LASCIATO INDIETRO.»
Accanto c’era il persino il programma elettorale: abolizione delle date di scadenza, un vasetto di maionese in ogni piazza, il diritto costituzionale al gelato dopo le undici di sera e la chiusura del ministero delle verdure lesse, colpevole di «decenni di tristezza bollita».
«Gino!» urlò Ornella verso il piano di sopra. «Il frigo vuole fare il sindaco!»
Gino Pellegatti, marito paziente e collezionista di tappi a forma di animale, scese in pigiama, guardò il volantino, guardò la moglie, guardò il frigorifero, che emise un ronzio solenne, e disse: «Beh, conosce i problemi della gente comune. Ha visto cosa mangio alle due di notte.»
Prima di mezzogiorno, grazie alla parrucchiera Clotilde, più rapida di qualsiasi agenzia di stampa, davanti a casa Pellegatti c’era una piccola folla: curiosi, scettici, due giornalisti del bollettino parrocchiale e la capra Ermenegilda, che nessuno sapeva a chi appartenesse ma che era presente a ogni evento pubblico da quindici anni.
Il frigorifero venne portato in piazza sul carretto del trattore del signor Bortolo, con una coccarda tricolore sulla maniglia. Comunicava aprendo e chiudendo lo sportello secondo un codice che il nipote Federico, dodici anni e appassionato di Morse, dichiarò di saper tradurre. «Dice», annunciò Federico, «che ha visto troppi yogurt dimenticati in fondo al ripiano. Dice che ogni cittadino merita un cetriolino sottaceto nei momenti difficili.» La folla applaudì. Ermenegilda belò con convinzione.
Il sindaco in carica, Anselmo Brambilla, detto anche «la Pentola a Pressione» perché teneva tutto ben chiuso e sotto controllo, e fischiava ogni volta che qualcuno lo criticava, arrivò con passo deciso e un panino al prosciutto in mano. «Nessun problema», disse. «Ma vorrei vedere dov’è scritto che un elettrodomestico può candidarsi.» Il ragionier Tiburzio sfogliò allora il regolamento per venti minuti, poi ammise con un filo di voce: «Il candidato deve essere residente da almeno cinque anni. E il frigorifero dei Pellegatti è qui dal 1998.» La Pentola non fece una piega. Fu la capra a strappargli il panino di mano e a mangiarselo, cosa che molti interpretarono come un chiaro segnale politico.
La campagna elettorale fu la più strana nella storia del paese. Il frigorifero girava per le vie sul carretto di Bortolo, distribuendo cubetti di ghiaccio ai bambini e aranciate fresche agli anziani seduti sulle panchine. La Pentola, dal canto suo, teneva comizi brevissimi con un solo slogan, «Tutto sotto controllo», e alle domande dei giornalisti del bollettino parrocchiale rispondeva con un fischio acutissimo.
Poi arrivò il dibattito nella palestra della scuola elementare. Il moderatore, il maestro Dionigi, chiese: «Candidato Frigo, qual è la sua posizione sulla viabilità?» Lo sportello si aprì e si chiuse sette volte. «Dice», tradusse Federico, «che le strade dovrebbero essere come i ripiani ben organizzati: ogni cosa al suo posto, niente ingorghi, e il burro sempre facilmente raggiungibile.» Il pubblico esplose in un boato. La Pentola, impassibile, rispose che i tempi di cottura erano sempre stati rispettati. Quando Dionigi provò a chiedere quali tempi e quale cottura, si sentì soltanto un lungo fischio, e il maestro passò alla domanda successiva.
Mentre la Pentola restava salda nei sondaggi, spuntò a sorpresa un terzo candidato: il Generale Tritatutto, un vecchio tritacarne di ghisa con la manovella lucidata a specchio, che marciava per le vie promettendo di «rimettere ogni cosa al suo posto, a cominciare dalle posate». Aveva anche scritto un libro, stampato in proprio, intitolato Il mondo in un cassetto, che pochi avevano letto veramente, ma che molti avevano commentato.
Gli elettrodomestici di casa Pellegatti si riunirono allora d’urgenza in cucina. Era giunta l’occasione tanto attesa. Bisognava fare fronte comune. Il frigorifero, che aveva convocato tutti, propose un’alleanza larghissima. Il primo a prendere la parola fu il robot da cucina multifunzione, che da qualche anno stava in fondo all’armadio. «Io queste cose le ho già vinte», ricordò, e nessuno riuscì a capire se fosse un’offerta d’aiuto o una candidatura.
La lavatrice dichiarò che con il robot non si sarebbe mai seduta, per nessuna ragione al mondo. Il robot rispose che era lui a non sedersi con lei. Il frigorifero li mise ai due lati opposti del tavolo, poi in due stanze diverse.
Il piccolo spremiagrumi, che consumava sì e no il tre per cento della corrente di casa, fece notare con calma che senza di lui il circuito non si chiudeva, e chiese un ripiano tutto suo nello sportello, possibilmente vicino al burro.
Per ultimi parlarono il ventilatore e la lampadina a basso consumo, arrivati come sempre insieme, venduti in un’unica confezione. Parlavano con una voce sola e chiedevano classe energetica A per tutti, bollette più leggere e un’attenzione speciale per le piante sul davanzale.
Alle due di notte non c’era accordo sul programma, sul nome né sul simbolo. Ma su una cosa erano tutti d’accordo: il Generale Tritatutto faceva paura. «Su questo siamo compatti», tradusse Federico, stremato. «Su tutto il resto ci aggiorniamo.»
La sera prima del voto successe una cosa inaspettata: un temporale fece saltare la corrente e il frigorifero si spense. In piazza calò un silenzio terribile. Il paese si radunò con le candele attorno al candidato buio e muto. Fu allora che Ermenegilda trotterellò fino alla vecchia dinamo della bicicletta del postino e cominciò a spingere il pedale con il muso. Bortolo collegò i cavi, Tiburzio tenne la torcia, il maestro Dionigi pedalò come un forsennato, e lentamente la lucina interna tornò a brillare nella notte come un faro.
Il giorno dopo il frigorifero ottenne centosessanta voti, la Pentola centoquaranta, il Generale undici, e una scheda fu annullata perché qualcuno aveva disegnato una capra con la corona. Il robot da cucina rivendicò la vittoria per primo, la lavatrice per seconda, lo spremiagrumi dichiarò che era tutto merito suo.
Il nuovo sindaco nominò Ermenegilda vicesindaco con delega alle emergenze energetiche e istituì la Giornata Nazionale dello Yogurt Dimenticato. La coalizione restò unita per ben undici giorni, finché lo spremiagrumi non chiese un assessorato alle vitamine e il robot da cucina ricominciò a parlare di quando faceva tutto da solo. Il Generale Tritatutto annunciò un secondo libro, già commentato prima di essere scritto. La Pentola passò all’opposizione con il coperchio ben chiuso, e da allora ogni seduta del consiglio comunale è accompagnata da un fischio puntualissimo.




Laisser un commentaire
Vous devez vous connecter pour publier un commentaire.