parallels

— editrice


Le scrivo con la deferenza che si deve a un uomo appena tornato da una crisi di governo — la seconda in meno di una settimana — e con la curiosità che si riserva ai fenomeni politici che persino la scienza o il mistero della fede non sanno ancora spiegare. Le confesso: abbiamo perso il filo, il copione, o più semplicemente l’indirizzo del teatro.

Un momento c’era il governo Lecornu I, poi puff — durato meno di una giornata, roba che neanche un soufflé al forno. Poi Macron l’ha richiamata per il Lecornu II, come se nulla fosse, come se la Francia fosse una serie Netflix in cui si cambia stagione ma non protagonista. Lei, Premier a tempo determinato, licenziato e riassunto in 48 ore: complimenti, un record da Guinness del paradosso politico.

Nel frattempo, le promesse si sono accumulate come faldoni sul tavolo di Matignon. Addio alla riforma delle pensioni (almeno fino al 2027), addio ai giorni festivi sacrificati (troppo impopolari), addio ai privilegi per gli ex ministri (questa sì, un’idea che suona bene nei titoli dei giornali). Ma sotto la carta da parati, la stessa vecchia crepa: un’Assemblea Nazionale in rivolta, la sinistra pronta a staccarle la spina, la destra che applaude solo se sbaglia microfono, e un Presidente che sembra divertirsi a riavviare il sistema ogni tre giorni, come un computer impallato.

Ci dica, signor Lecornu, lei ci crede ancora? O è un test di resistenza per vedere quanti voti si possono perdere senza cadere davvero?

Con rispetto
Luca (un citoyen spectateur)

P.S. Se vuole, potrei mandarle una sceneggiatura alternativa, versione “commedia all’italiana”, con spallate parlamentari, gag ministeriali, e brindisi finali. Vuole che gliela mandi?


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