è un po’ che non ti scrivo, ma da qualche tempo un pensiero mi gironzola intorno come quelle zanzare di notte che non ti lasciano dormire. Ricordi l’ultima lettera? No? Tutta quella pappardella che ti scrivevo per capire perché mai non ti dicessi una volta per tutte antifascista. Ti ricordi? E se invece il vero problema non fosse l’antifascismo che non senti tuo, ma l’anticomunismo di cui viceversa mi sembri particolarmente infervorata?
Ci pensavo e mi dicevo che forse guardiamo il problema da un punto di vista sbagliato. Il problema potrebbe non essere tanto che molti come te non riescono a dirsi antifascisti, ma che covate un sentimento anticomunista talmente radicato e radicale che non vi permette di farlo. Pena: dover abbandonare quest’ultimo in favore del primo.
Non credo nemmeno che la soluzione sia quella di equiparare i due totalitarismi, fascismo e comunismo, per poterne venire a capo. Anche di questo ti ho scritto nell’ultima lettera che spero tu abbia ricevuta. No. E’ che l’anticomunismo è in realtà talmente profondo e diffuso che non solo produce consenso, ma è proprio parte integrante e fondativa della destra italiana.
Per quanto riguarda il consenso, beh, basta ricordare che lo stesso Berlusconi ne ha approfittato fin dalla sua “discesa in campo” necessaria – diceva – per salvare l’Italia dai comunisti. Ma è sull’anticomunismo come elemento fondativo della destra italiana (e forse non solo italiana) che varrebbe la pena riflettere. Perché non credo nasca da questioni ideologiche o programmatiche o per idee a tratti così divergenti da non poter essere conciliabili; non è per questo che la destra italiana è anticomunista. Quell’anti dice molto di più. Dice che non c’è compatibilità. Dice: o uno o l’altro, insieme non è possibile perché uno nega l’altro. Come due galli in un pollaio, per dirla alla buona: non possono starci. Dice che nel secondo dopo guerra e negli anni settanta gli uni hanno sperato o addirittura pianificato la sparizione degli altri (a discapito per altro della maggioranza che non necessariamente era “anti” o nemmeno si poneva il problema), e dice che per questo c’è un conto da pagare.
A destra si è fatto un lungo percorso per rielaborare i lutti, personali e politici, per elaborare una nuova via, ma per farlo non si è mai voluto abbandonare questo anticomunismo, collante e gene esistenziale e irrinunciabile. La stessa cosa è stata fatta a sinistra, un lungo percorso che ha cercato di rielaborare gli orrori sovietici e non solo quelli; ma pure in questo caso senza mai voler rinunciare un solo istante all’antifascismo.
Inutile ripeterti a questo punto, che le due cose non sono equiparabili, da questo orecchio non ci senti. Di fatto, quello che è rimasto è rancore e dolore che acceca. Al minimo screzio, come in una coppia divorziata da molto tempo, tutto torna in mente come l’acidità di stomaco da cui si sperava di essere ormai guariti.
Il dato politico che rimane a terra, tuttavia, è che in Italia esiste eccome l’anticomunismo; non è sancito da nessuna legge e nemmeno viene evocato di striscio nella costituzione, ma perché in Italia di regimi comunisti non ce ne sono stati, di dittature fasciste invece sì. E hanno lasciato bruttissimi ricordi.
Per lungo tempo a destra si è parlato di pacificazione, a indicare una possibile via di uscita. Ma non è vera pacificazione quella che si proponeva. E’ sempre stato un abbaglio, un busto sbagliato in casa La Russa, uno specchietto per le allodole, e tu lo sai benissimo. Il capovolgimento degli ultimi anni è proprio lì a dimostrarlo. Trump, Putin, il sovranismo, il populismo, sono la prova provata che una certa destra non ha mai accettato un valore esistenziale grazie a cui si è comunque evoluta: la democrazia, lo stato di diritto e quindi la suddivisione dei poteri. Quale pacificazione era dunque possibile con chi ha minato e mina ancor più oggi le fondamenta comuni, quelle locali, nazionali ed europee?
Insomma, il re è nudo. Quello contro cui eravate, diciamo il comunismo e i comunisti, per la destra italiana si sta rivelando per ciò che era ed è, e sta assumendo il volto di quello che sei stata e sei, cara Giorgia: una politica con pulsioni illiberali, come Trump, Putin e i sovranisti. L’anticomunismo resta qualcosa di facciata, di nostalgico, di pretestuoso, come a volte lo è l’antifascismo per altro, e su questo ti do ragione. Il vero snodo centrale è che questi due “anti” stanno lì a dirci qual è oggi il vero rischio, il vero “anti” a cui dovremmo prestare attenzione e forse un giorno riarmarci ma davvero… di buona volontà. L’antiliberalsimo.
PS: dici che c’è anche nella sinistra quest’antiliberalismo? Qualcuno chioserebbe malinconicamente “magari”. A me sembra piuttosto che sia evaporato oltre 40 anni fa. Ma pensala come vuoi. Peccato, però perché… come diceva il Marchese de Sade, bastava ancora un piccolo sforzo per diventare repubblicani.
Sinceramente
Luca




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