ho ascoltato le sue parole sull’assalto a La Stampa ed è stato come osservare un esercizio ginnico: avvitamento elegante, atterraggio incerto, e poi quel sorriso di circostanza che accompagna le frasi dette come se tutto fosse perfettamente naturale.
Ha condannato la violenza — doveroso, atteso — e un istante dopo, quasi con grazia, quasi senza volerlo, ha spostato il fuoco della responsabilità su chi quella violenza l’ha subita. “I giornalisti devono tornare a fare il loro lavoro”, ha detto.
Un gesto – mi permetta – già visto nella grammatica dei populismi. Trump lo gridava dalle tribune: “Fake news! Do your job!”. Lei lo formula con voce più bassa: “tornate a fare il vostro lavoro”. Il tono cambia. La musica, però, è la stessa.
Intanto il giornalismo reale — lontano da quello ideale su cui proietta i suoi ammonimenti — sopravvive come può.
Si regge su stipendi risibili, querele temerarie, minacce, turni infiniti, precarietà cronica, vita privata sacrificata.
Con un pubblico che pretende tutto senza leggere più nulla: meno di 1,6 milioni di copie vendute in un Paese di 58 milioni di abitanti; telegiornali che salutano un 18% di share come se fosse la ricostruzione del Paese. E poi c’è il servizio pubblico, che dovrebbe essere la diga contro il diluvio della superficialità. Invece cede ovunque:
- la RAI ostaggio di governi e bilanci;
- in Francia il canone ridotto e smontato, con France Télévisions e Radio France in apnea;
- la BBC che attraversa la sua crisi più profonda sotto la pressione politica e il taglio continuo delle risorse;
- ARD e ZDF costrette ogni anno a difendersi da ridimensionamenti programmati;
- i Paesi Bassi che tagliano ciclicamente;
- e persino la ricca Svizzera è costretta a votare una riduzione di 100 franchi del canone, con probabile ricaduta su competenze, pluralismo, capacità produttiva.
In questo panorama, lei decide che il problema sono i giornalisti. Che non fanno il loro lavoro.
Allora, cara Francesca, delle due l’una: o le sue parole somigliano a quelle della destra populista per un curioso incidente di percorso, oppure lei ha ragione — e dunque ha ragione anche Donald Trump. Veda lei cosa preferisce.
E già che siamo qui, ce lo dica, che tipo di giornalista avete in mente, lei e Donald Trump?
Più preparato? Va benissimo.
Più indipendente? Ottimo.
Più rigoroso? Perfetto.
Allora cominciamo dai fondamentali:
si finanzi il servizio pubblico anziché ridurlo,
si smetta di farne carne da macello soprattutto.
Si aiuti la fruizione dei giornali.
Si regoli il mercato della pubblicità.
Successivamente, consiglio qualche “sacrificio”:
si considerino i telegiornali con la volontà di criticarli, non di usarli.
Suggerisco di uscire dalle bolle informative, dai gruppi Facebook dove circolano da anni gli stessi link, le stesse conferme, gli stessi amici. E lo stesso vale per la supponenza con cui si trattano alcune testate o giornalisti, cercando il conforto tra le braccia di altri.
Considerando poi che un servizio televisivo, ad esempio, dura in media due minuti, mentre le risposte della maggior parte degli interlocutori ne durano quindici, non pretendete che il giornalista legga nella vostra mente, né che sia il megafono dei vostri comunicati. Rinuncino politici & Co ai lunghi media training in cui insegnano a ripetere sempre la stessa frase indipendentemente dalla domanda. Quando vi si chiede un’intervista concedetela, eviteremmo quelle scene patetiche della portiera chiusa in faccia al giornalista. E soprattutto non confondano lor signori e signore i social media, dove non esiste alcun contraddittorio, e l’informazione. Le figure pubbliche devono rendere conto all’opinione pubblica, ma i social network non sono il mezzo per farlo, né lo sono i soliti quattro giornalisti amici. E soprattutto smettete di decidere voi cosa i giornalisti debbano fare. Sono brutti, sporchi e cattivi, i giornalisti, e se sbagliano — perché sbagliano, come sbagliano tutti — prendete il telefono, e chiedete una rettifica. Evitate infine come la peste le querele a sfondo intimidatorio.
Ma lei tutto questo lo sa già. Perché conosce la macchina dell’ONU. Lei lo sa o dovrebbe saperlo che il compromesso è la vera moneta corrente nel mondo reale, il ramo su cui poggiano le democrazie.
Lo stesso vale per il giornalismo. Un potere che conserva il sistema perché ne fa parte. Non sega quel ramo: lo misura e ne fotografa gli scricchiolii. L’ultimo ad aver provato a tagliare quel ramo è stato Wikileaks, un meteorite che ha sconvolto l’ecosistema informativo e lasciato dietro di sé un cratere ancora aperto. Ma non possiamo chiedere a ogni giornalista di essere Julian Assange (sempre sia lodato).
Il giornalista di ogni giorno non abbatte il palazzo: lo illumina con una torcia, ne mostra l’umidità, le crepe, le stanze segrete. È sporco, faticoso, imperfetto, il giornalista. Ma infinitamente meno ipocrita delle pretese che gli vengono cucite addosso. E non merita, oggi più che mai, sentenze un tanto al braccio in favore di telecamera.
Sparare nel mucchio dei giornalisti che non fanno il loro lavoro, cara Francesca, è il modo più vile possibile per non dare una risposta alla domanda che il giornalista ha posto. E anche questo – mi spiace farlo notare a lei di cui stimo invece il coraggio – è un riflesso che rischia di accomunarla al populismo di destra. Perché, se perfino lei pensa che il problema sia chi pone la domanda e non la mancanza di risposta, cosa ne dovremmo dedurre?
Forza e coraggio,
Luca
PS: ho appena finito di leggere il breve articolo di Moni Ovadia “La forza e il grande impegno civico di Francesca Albanese“. Ecco, non so se con la parola mainstream Ovadia si riferisse nello specifico al mondo del giornalismo, ma penso di sì visto che nell’occhiello si legge “Il suo splendore non verrà scalfito dagli omuncoli di certa stampa”. Insomma si tratta di un altro esempio di retorica identica e speculare: stesse parole, stesso obiettivo, stessa veemenza usata da una parte come dall’altra. Provi a ripetere con me: “La sua grandezza non verrà scalfita da una parte della magistratura”. Le risparmio la fonte. Ma capisce ora quello che mi preoccupa?




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