Ovvero della guerra che Federico II mosse ai nani e agli orchi di Lombardia, e di come, per errore, ne nacquero molti paesi dai nomi barbari e indigesti al palato.
Io, Boffalora sopra Ticino, monaco senza convento e cronista senza testimoni, metto per iscritto la vera storia della seconda presa del Baradello. Ne circolano sette versioni, tutte false tranne la mia, che è l’ottava.
Quanto segue mi fu riferito da uomini degni di fede, benché alcuni fossero orchi, altri nani e uno fosse un notaio, categoria della quale ci si fida per mestiere e non per natura.
Delle date non garantisco, perché in quei tempi gli anni passavano più lentamente d’inverno e più in fretta durante gli assedi. Dei nomi invece rispondo, almeno nella forma in cui li pronunciavano allora: oggi molti suonano diversi, perché i nomi, come le pietre dei fiumi, si consumano a forza di essere usati.
Dove i dotti spiegano le cose in altro modo, lo dirò in fondo, per non far aspettare i lettori. Il lettore scelga la versione che preferisce, sapendo che i dotti non c’erano.

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