Della mia morte non si ricorderà nessuno. Ho sempre pensato che sarebbe passata inosservata e veloce come una volata di biciclette sul Colle della Croix-de-Coeur: qualcuno a sventolare fazzoletti, qualcuno a ricordare i bei tempi antichi e qualcun altro a stringersi il cuore come a dirsi vabbè, prima o poi toccherà anche a me.
E così è stato. C’erano tutti quelli che mi avevano frequentato per abitudine; la maggior parte dei quali per brevi periodi, altri perché un vago ricordo abbellito dal tempo li aveva riconciliati col passato di cui mio malgrado avevo fatto apparentemente parte. E poi vabbè, i parenti.
Ma quelli, i parenti, stavano lì a recitare la parte: singhiozzando con gli occhi gonfi, lo sguardo a terra e nessuna voglia di parlare. Cosa e come fosse successo poi; come fossero andate veramente le cose e soprattutto come ci si fosse ritrovati all’improvviso tutti lì, in un giorno di novembre, avvolti dalla rabbia, in un cimitero della Valmaggia, vicino alla Madonna di Monte, beh questo, i parenti, non lo avrebbero mai detto a nessuno per un motivo ben preciso. Anzi, due.




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