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II. Degli uomini radunati per la spedizione

Re_e_Compagni_verso_il_Castello

Il notaio si chiamava Masciago Primo, perché suo padre era stato Masciago e suo nonno anche, ma nessuno dei due aveva pensato di numerarsi.

Gli furono consegnati tre sigilli, dodici pergamene e l’ordine di riprendere il castello, registrare i combattenti e distribuire le terre conquistate. Federico, che di scienze naturali s’intendeva, aggiunse di suo pugno una postilla: *annota anche le bestie*.

In Lombardia, infatti, le bestie avevano nomi propri, e alcune li avevano più lunghi dei cavalieri.

Il capitano della compagnia fu Capiaco, detto dell’Intimo perché teneva ogni piano in un segreto così intimo che neppure lui ne conosceva i particolari, e proprio per questo comandava con una sicurezza invidiabile.

Lo accompagnava messer Uggia, signore di Trivano, cavaliere annoiato dalla pace, dalla guerra e soprattutto dalle conversazioni, benché fosse sempre lui a condurle. Il suo feudo era noto come l’Uggiata, per la noia che vi regnava.

C’era Bizzarrone, gigante con un occhio azzurro e uno nero, che camminava di sbieco e vedeva ogni cosa da due lati senza fidarsi di nessuno dei due.

C’era il mugnaio Orino, che vendeva farina ai soldati dell’imperatore e ai comuni lombardi con la stessa macina e non aveva mai perso una guerra, perché si faceva pagare prima.

C’era Grandola, che non viaggiava mai solo: con lui venivano la moglie, la suocera, tre cognati, cinque cugini, due nipoti, un prete non invitato e una vecchia che nessuno conosceva ma che sosteneva di appartenere alla famiglia, e che nessuno ebbe il coraggio di smentire.

Masciago chiese se dovesse registrarli separatamente.

«Siamo uniti», rispose Grandola.

Il notaio scrisse così.

C’era il Bulgaro Grasso, mercenario venuto da oltre il Danubio, tanto largo che per salutarlo bisognava fare il giro. Aveva servito molti sovrani, ma non ricordava quali, perché li distingueva soltanto dalla qualità del rancio.

Masciago gli domandò se fosse uomo o gigante.

«Dipende dalla paga», rispose.

Il notaio lasciò uno spazio bianco.

Infine, per ordine espresso dell’imperatore, si aggregò alla compagnia un veggente. Si chiamava Vedano, veniva dalle rive dell’Olona e vedeva ogni cosa: il passato, il futuro e perfino ciò che accadeva nelle stanze altrui.

Aveva però un difetto. Vedeva soltanto ciò che si rifletteva nell’acqua del suo fiume, e per questo portava sempre con sé un secchio d’Olona, dal quale non si separava mai e che gli schizzava sulle scarpe a ogni passo.

Prima della partenza vi guardò dentro a lungo e pronunciò la sua profezia:

«Il Baradello sarà preso senza che nessuno ne esca.»

Nessuno capì cosa volesse dire, cosa che rassicurò tutti.

Partirono a primavera, convinti di tornare per la vendemmia. Tornarono, chi tornò, tre vendemmie dopo.

Sul numero di quelli che non tornarono le fonti discordano: Grandola ed Uniti, contandosi, non ottennero mai due volte lo stesso risultato.

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