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VII. Della bestia Plesio e di come fu registrata

Mostro del lago e lo scriba medievale

A giugno del primo anno i viveri cominciarono a mancare.

Le barche partivano da Bellagio cariche di farina e sparivano a metà del lago, inghiottite da Plesio, rettile antico con il collo lungo come un campanile e la pancia piena di barche.

Era alleato del re nano, che lo pagava in pesci e gli aveva promesso il titolo di ammiraglio del Lario.

Il Bulgaro si tuffò per affrontarlo, ma al suo ingresso l’acqua salì di un braccio e allagò tre paesi, mentre Plesio, dal fondo, non se ne accorse nemmeno.

Vedano, che aveva riempito il secchio d’acqua del lago in mancanza d’Olona, vide soltanto pesci persici e se ne scusò.

Fu Masciago a trovare il rimedio, nel solo modo che conosceva.

Salito su una barca con calamaio e pergamena, si fece portare al centro del lago e lì, a voce alta, registrò la bestia: ne annotò il nome, la lunghezza, il domicilio e il numero delle barche inghiottite, calcolò per ciascuna il dazio dovuto all’Impero, vi aggiunse gli interessi e notificò l’atto all’acqua.

Plesio, che fino a quel giorno nessuno aveva potuto dimostrare che esistesse, si trovò di colpo esistente, iscritto e debitore.

Lo spavento fu tale che lasciò il lago quella notte stessa.

Si racconta che abbia raggiunto un lago della Scozia, dove gli abitanti discutono ancora se esista, e dove lui si guarda bene dal chiarirlo.

A sostegno di questa notizia possiedo la testimonianza di un mercante che non fu mai in Scozia. Non vedo ragione di dubitarne.

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