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Armi d'Italia

Armi d’Italia. Protagonisti e ombre di un made in Italy di successo

di Benedetta Verrini, Riccardo Bagnato Bulgarelli

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Il made in Italy non è solo pizza, auto, scarpe, bei vestiti. È fatto anche da celebri pistole, adottate dai corpi di polizia di vari paesi del mondo; da milioni di mine, messe al bando ma ancora pronte a esplodere in ogni angolo del Sudest asiatico e dei Balcani; da aerei ed elicotteri di ultima generazione. Un settore industriale che non gode dell’appoggio di una sola fazione politica, ma di quasi tutto l’arco parlamentare. Forse proprio per questo nel 2003 è stata varata la riforma della legge 185 del 1990, una delle normative più avanzate al mondo in materia di trasparenza e controllo sul commercio di armi da guerra. La riforma è stata voluta dalla lobby dei fabbricanti per liberarsi da una gabbia che le impediva di chiudere affari con clienti impresentabili. Da allora, nonostante una grande campagna di sensibilizzazione sul tema, i controlli si sono allentati e buona parte delle produzioni e delle vendite sono state sfilate dalla rendicontazione pubblica. Di tutto ciò – e delle tante operazioni ai limiti del lecito compiute da produttori, commercianti e dalle cosiddette banche armate a sostegno di esportazioni dirette verso i luoghi più caldi del pianeta – parlano Bagnato e Verrini. Perché la politica estera dell’Italia e dell’Europa e i rapporti con gli States non si possono capire veramente senza conoscere il delicato intreccio che lega industria armiera, potere politico e lobby finanziarie. 

Rassegna stampa

«Non possiamo certo affermare di condividere il taglio generale caratterizzante il volume fresco di stampa di R. Bagnato e B. Valentini, né la concezione complessiva che lo sottende. Lottare contro i mulini a vento lasciando ad altri la quota relativa ad una delle poche voci attive dell’export italiano – quello delle armi – ci sembra atto masochista di cui, data la congiuntura attuale, pensiamo si possa fare francamente a meno. Ciò non vuol dire che il libro, documentatissimo su padroni e padrini del commercio in questione frutto della doviziosa produzione di settore made in Italy, non sia degno di attenta e partecipata lettura. Un lavoro accurato, qualunque ne sia lo spirito di fondo – merita sempre rispetto. Informarsi poi su dati, scenari, retroscena di una rete così articolata – al di là delle personali scelte di campo – ci sembra doveroso per ogni cittadino che abbia a cuore le sorti del proprio Paese.»

Luciano Pirrotta

Area · 1 Settembre 2005

«Fin dalla copertina vengono i brividi: è il "made in Italy" che dalla pasta al vino arriva fino alle armi. Anzi, sono proprio le armi il "piatto forte": mine, aerei, elicotteri e chi più ne ha più ne metta. Il libro fornisce un quadro documentato e sconcertante dell'intero sistema delle armi "Doc" italiane che vedono il nostro paese tra i primi dieci produttori nel mondo. Come più volte ha denunciato Carta sono italiani i presidenti delle più importanti fabbriche di armi europee. Gran parte della produzione è sotto il controllo "pubblico" di Finmeccanica. In tutto questo, naturalmente, non può mancare il tassello che arriva fino in Iraq e che chiude il cerchio costruito tra fabbriche d'armi, potere politico e potere finanziario.»

Carta · 13 Giugno 2005

«Il libro di Bagnato e Verrini si impone come uno dei più validi strumenti scaturiti dall'editoria italiana per lo studio e l'analisi nel campo degli armamenti in Italia. Il tutto suffragato da puntuali riferimenti storici e da una valanga di note con fonti, testi di riferimento, articoli e siti internet. Il modo in cui gli autori riescono a mantenere un tono scorrevole, nonostante tale prezioso apparato, è davvero sorprendente.»

Matteo Bortolon

Culture a Confine · 25 Maggio 2005
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«Per capire meglio i reali motivi che hanno portato alle recenti dimissioni del CSM gen. Fraticelli consiglio di leggersi anche questo libro uscito pochi mesi fa, in cui gli autori non solo rifanno la storia dell'industria bellica italiana e del commercio verso l'estero […] Buona anche l'analisi delle associazioni della società civile che cercano da anni di limitare il traffico d'armi almeno verso i clienti impresentabili. Ottimi infine l'appendice legislativa (col testo completo della legge 185 del 1990), l'apparato critico (cioè le note), la bibliografia e la sitografia , ovvero l'analisi delle fonti reperibili nell'internet.»

MILES, Rivista Militare Virtuale · 25 Maggio 2005

«Italiani brava gente! L'Italia ha anche lei la sua missione nel mondo: assieme agli altri stati paladini della giustizia si è impegnata ad "esportare la democrazia", e per questo spedisce i propri super-eroi in divisa in giro per il mondo in qualità di "costruttori di pace" che fanno un culo così alle persone brutte sporche e cattive. E mentre l'economia non va proprio benissimo, gli italiani con il loro celebre ingegno riescono a far andare a gonfie vele un certo giro d'affari. Infatti ci sono dei bravissimi alchimisti nostrani che si preoccupano di trasformare il piombo in oro! Un'attività che è in sintonia con la missione italiana nel mondo in quanto, si sa, per esportare democrazia e pace è necessario fare un po' di casino e disporre degli strumenti adatti…»

Umanità Nova · 8 Maggio 2005

«Il libro di Bagnato e Verrini sa affrontare il tema delle armi da un'angolazione vastissima. In particolare analizza la questione dell'industria della difesa italiana, e della regolamentazione del suo export, in modo rigoroso e innovativo, senza compiacenze verso interessi sicuramente poderosi ma, altresì, senza attestarsi su utopie da anime candide che rifiutano di fare i conti con la dura realtà del mondo.»

Giorgio Boatti

La Stampa (TuttoLibri) · 9 Aprile 2005

«Bombe made in Italy»

Marco Lillo

L'Espresso · 3 Marzo 2005
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«Italia, spaghetti, vino ma soprattutto… tante armi»

Vittorio Bonanni

Liberazione · 3 Marzo 2005

«L'Italia delle armi, un business esplosivo»

VITA non profit magazine · 25 Febbraio 2005

«Non fate a chi le spara più grosse»

Sandro Calvani

Specchio (La Stampa) · 19 Febbraio 2005

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