{"id":4836,"date":"2026-04-25T14:56:34","date_gmt":"2026-04-25T12:56:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.parallels.it\/?p=4836"},"modified":"2026-05-04T11:43:56","modified_gmt":"2026-05-04T09:43:56","slug":"i-am-talking-to-jesus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.parallels.it\/fr\/i-am-talking-to-jesus\/","title":{"rendered":"I am talking to Jesus"},"content":{"rendered":"<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]\">In seguito, avrebbe detto che era partito per il Belgio senza sapere bene perch\u00e9 e senza chiedersi se fosse una buona idea. Era l&#8217;estate dei diciott&#8217;anni, e a diciott&#8217;anni il mondo ha ancora quella luce al tramonto \u2014 intensa, obliqua, destinata a finire tardi. Da Gand, la cittadina belga verso cui stava viaggiando, avrebbe poi dovuto raggiungere la sua ragazza a Berlino, appuntamento alla porta di Brandeburgo. All&#8217;epoca il muro, quel muro, era appena caduto, ma questo non avrebbe cambiato le cose.<\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]\">In Belgio lo aspettavano Albert e Elias, ospiti di un ragazzo che Albert aveva conosciuto negli Stati Uniti \u2014 una di quelle catene di conoscenze vaghe e improbabili che a quell&#8217;et\u00e0 sembrano del tutto naturali, quasi necessarie. Il programma, per quel che valeva, era semplice: tenda in giardino, tre giorni di birra durante le Feste di Gand, il corpo giovane usato come si usa una cosa di cui non si conosce ancora il valore e basta.<\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]\">Aveva attraversato la Svizzera di notte, e lui ricordava \u2014 o credeva di ricordare \u2014 certe montagne bianche oltre il finestrino, certe stazioni illuminate nel buio come gioielli abbandonati \u00a0ma a quarant&#8217;anni di distanza si sa come sono i ricordi.<\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]\">Arriv\u00f2 a Gand a sera tardi, e li trov\u00f2 in bicicletta: Albert, Elias, e l&#8217;amico \u2014 un nome fiammingo, duro e impronunciabile. Un tipo simpatico, uno di quelli con cui si pu\u00f2 bere senza dire niente di importante.<\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]\">Gand lo prese subito con s\u00e9. Dopo cos\u00ec tanti anni ricordava ancora quella sensazione di essere letteralmente scivolato nella festa fra migliaia di corpi giovani che si muovevano tra i palchi e bancarelle con quella grazia incosciente che appartiene solo a chi non sa ancora di avercela. La luce dei lampioni colorati che si appoggiava sull&#8217;acqua dei canali, la musica era ovunque. C&#8217;erano biciclette appoggiate ai muri, birre enormi in bicchieri di plastica, il selciato di Graslei che luccicava sotto le file di luci quasi fosse Natale.<\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]\">I giorni successivi? Uno uguale all&#8217;altro, tanto da perdere la cognizione del tempo: il sole che picchiava sulla tenda fino a trasformarla in un forno, il risveglio intorno a mezzogiorno con la testa pesante e la bocca impastata, il tempo di ricostruirsi un volto, qualcosa da mangiare \u2014 e poi di nuovo Gand, di nuovo la notte, di nuovo la festa. Quattro giorni interminabili, identici e perfetti, avanti e indietro in bicicletta, sempre pi\u00f9 malconci all&#8217;andata e sempre pi\u00f9 ubriachi al ritorno, per strade di campagna che nessuno conosceva davvero e che non avrebbero saputo ritrovare mai pi\u00f9.<\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]\">Di tutto questo, quarant&#8217;anni dopo, rimaneva pochissimo: un uomo alla scrivania, che avrebbe dovuto lavorare e invece stava a guardare fuori dalla finestra. Rimaneva una colonna sonora in testa, i Led Zeppelin, naturalmente, e un&#8217;unica scena, nitida e implacabile come certe fotografie che si trovano per caso: lui nel bagno di un locale, la fronte appoggiata alla porcellana fresca, che pregava nel solo modo in cui sa pregare un ragazzo di diciott&#8217;anni capottato dalla birra. Albert, che fino a quel momento aveva corteggiato una cameriera fiamminga appoggiato alla porta d&#8217;entrata del locale, a bussare a quella del bagno per sapere che fine avesse fatto. &#8220;Tutto bene?&#8221; e a quella semplicissima domanda la risposta che sarebbe diventata, negli anni, una leggenda privata: <em>I am talking to Jesus!<\/em><\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]\">Di tutto il resto non rimaneva molto, solo qualche frammento \u2014 una gita in campagna, un treno, lui e l&#8217;amico fiammingo seduti per terra vicino alle porte del vagone, a fianco di due ragazze che parlavano tra loro in quella lingua incomprensibile, e lui a guardarle col sorriso vago di chi non capisce e spera che non si veda. Solo all&#8217;ultima fermata, solo al momento di scendere, l&#8217;amico fiammingo aveva rivolto la parola alle ragazze rivelando cos\u00ec di aver capito tutto. Non seppe mai cosa si fossero detti. Non chiese. Aveva imparato gi\u00e0 allora a ignorare con garbo, l&#8217;unica forma di eleganza che gli si era appiccicata addosso da quando era bambino.<\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]\">Il quarto giorno, per\u00f2, accadde qualcosa di irreversibile: la memoria gli torn\u00f2. All&#8217;improvviso, con la violenza precisa di certe sveglie al mattino: Berlino, lei, la porta di Brandeburgo, l&#8217;appuntamento. Si mise a rifare lo zaino urlando in mezzo al giardino, con quella frenesia commovente di chi sa gi\u00e0 che \u00e8 troppo tardi e parte lo stesso. Prese il primo treno utile.<\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]\">Due controllori tedeschi lo fecero scendere in una stazione al confine con la Germania dell&#8217;Est \u2014 privo di passaporto, solo, con lo zaino e tutta la sua inutile giovinezza \u2014 e da l\u00ec seguirono tre giorni a Vienna in una solitudine totale, a cercare un telefono, a chiamarla, a sentire una voce che non era la sua. Poi, quasi per caso, quasi per stanchezza, la Svizzera: un ostello a Ch\u00e2teau-d&#8217;Oex, nel canton Vaud, unico ospite, le montagne tutt&#8217;intorno, il silenzio. Dove rimase una settimana intera, immobile, come si rimane in certi luoghi che sembrano scelti non da noi ma per noi. E l\u00ec successe l&#8217;incredibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In seguito, avrebbe detto che era partito per il Belgio senza sapere bene perch\u00e9 e senza chiedersi se fosse una buona idea. 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