{"id":3604,"date":"2026-02-13T23:53:09","date_gmt":"2026-02-13T22:53:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.parallels.it\/?p=3604"},"modified":"2026-03-14T18:33:21","modified_gmt":"2026-03-14T17:33:21","slug":"e-gia-passato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.parallels.it\/fr\/e-gia-passato\/","title":{"rendered":"Tout est pass\u00e9"},"content":{"rendered":"<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]\">A Monaco di Baviera Pascal non metteva piede da oltre trent&#8217;anni. L&#8217;ultima volta c&#8217;era finito per caso e aveva dormito in una tenda piantata nel parco di fianco alla stazione dei treni. Una notte sola, finch\u00e9 all&#8217;alba due poliziotti non erano venuti a svegliarlo. Furono gentili, bisogna dargliene atto: si limitarono a chiedere a lui e ai suoi amici di non farsi pi\u00f9 vedere. Che poi fosse gentilezza o piet\u00e0 per quei quattro squattrinati, forse. Sta di fatto che quegli stessi poliziotti se li ritrovarono davanti poche ore dopo, in stazione, mentre Bernard dava spettacolo con una delle sue celebri imprese.<\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]\">Avevano poco pi\u00f9 di vent&#8217;anni, quell&#8217;et\u00e0 in cui si parte perch\u00e9 non si pu\u00f2 restare. Pascal tornava dall&#8217;ennesimo viaggio per l&#8217;Europa col biglietto Interrail; gli avanzavano alcuni giorni e cos\u00ec era ripartito con Bernard, Charlotte e Sylvie per Monaco.<\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]\">Il giorno dopo di soldi ne avevano quanto bastava per un hamburger. Uno. Bernard, per\u00f2, si rifiut\u00f2 categoricamente: \u00abMangiatelo voi, io non mangio.\u00bb Fu inutile insistere e stette a guardare. Bernard lo fece per\u00f2 capire benissimo e in fondo aveva ragione. Pascal ci stava ripensando trent&#8217;anni dopo attraversando la stazione messa sottosopra dai cantieri e dalla pioggia, senza pi\u00f9 trovare un solo legame fra quello che ricordava e quello che stava osservando, e dovette ammetterlo: \u00abAvevamo fame, d&#8217;accordo, ma che stronzi\u00bb.<\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]\">Con Charlotte, quel pomeriggio, avevano anche vagheggiato di ripartire per Istanbul, andata e ritorno in quattro giorni. Peccato che sul biglietto ne restassero tre. I conti non tornavano: sarebbero arrivati in Turchia giusto in tempo per tornare, ammesso che ci fosse un treno, e Pascal avrebbe rischiato di rimanere a Istanbul senza un soldo. Conclusione: Bernard, Charlotte e Sylvie partirono per Innsbruck, Pascal torn\u00f2 a casa.<\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]\">Di Monaco non seppe pi\u00f9 nulla per trent&#8217;anni, salvo un passaggio fugace di cui non ricordava n\u00e9 il quando n\u00e9 il perch\u00e9. Ora, invece, ritornandoci, trov\u00f2 una citt\u00e0 che non riconosceva pi\u00f9. Invecchiata, intristita, irriconoscibile. Certo, trent&#8217;anni erano tanti, ma vederla a quel modo era come non averla mai vista. O forse peggio: era come incontrare dopo tanti anni un amico invecchiato male, ma talmente male da non riuscire quasi pi\u00f9 a riconoscerlo.<\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]\">Era di nuovo l\u00ec, questa volta per lavoro. Aveva preso il treno, e non per qualche ragione ecologica, ma perch\u00e9 detestava gli aeroporti. Con l&#8217;et\u00e0 non sopportava pi\u00f9 quella liturgia estenuante del volo \u2013 presentarsi un&#8217;ora prima, fare la coda, aspettare l&#8217;imbarco, aspettare il decollo, aspettare l&#8217;atterraggio, aspettare i bagagli, e poi taxi, metro, albergo \u2013 gli pareva una perdita di tempo travestita da risparmio di tempo.<\/p>\n<p class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]\">Ma scegliendo il treno, Pascal aveva trascurato un dettaglio: quando il convoglio lasci\u00f2 Bregenz e sul display comparve la scritta \u00abProssima fermata Lindau-Reutin\u00bb, cap\u00ec di aver fatto male i suoi calcoli. Lindau. Non era mai stato cos\u00ec vicino. Dal finestrino guard\u00f2 il cielo, il lago, l&#8217;isolotto, e tutto intorno un anonimo villaggio di lago che si prendeva per citt\u00e0 di mare. \u00abCazzo!\u00bb, disse fra s\u00e9 e s\u00e9. E si mise a ridere. Ma d&#8217;altronde, che altro poteva fare? Quando una storia d&#8217;amore \u00e8 finita, \u00e8 finita. E anche gli ultimi ricordi gli passarono davanti velocemente mentre il treno lasciava la stazione, come la carezza di una madre al figlio dopo una caduta: \u00abNon ti preoccupare&#8230; visto che non era grave? \u00c8 tutto passato\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Monaco di Baviera Pascal non metteva piede da oltre trent&#8217;anni. L&#8217;ultima volta c&#8217;era finito per caso e aveva dormito in una tenda piantata nel parco di fianco alla stazione dei treni. Una notte sola, finch\u00e9 all&#8217;alba due poliziotti non erano venuti a svegliarlo. 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